Moda. Alice Parma e Francesca Lucchi replicano a Fratelli d’Italia: “Offensivo minimizzare le difficoltà di un comparto che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori citando un’impresa che va bene. La Regione sta facendo la propria parte, ora il Governo si assuma le proprie responsabilità”

La crisi che sta attraversando il comparto della moda, del tessile e del calzaturiero non può essere derubricata a una somma di singole difficoltà aziendali né tantomeno minimizzata sostenendo che, se alcune imprese continuano a crescere, allora il settore non sarebbe in sofferenza. È la posizione espressa dalle consigliere regionali del Partito Democratico Alice Parma e Francesca Lucchi, intervenute al termine della seduta congiunta delle Commissioni II e V dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna per replicare alle affermazioni della minoranza di Fratelli d’Italia.
“Fratelli d’Italia riduce una crisi profonda e ormai riconosciuta da imprese, associazioni di categoria, sindacati e istituzioni ad un mero confronto tra un’azienda che funziona e altre che invece soffrono – dichiarano le Consigliere dem –. Nessuno mette in discussione l’esistenza di realtà imprenditoriali che continuano a crescere, ma questo non cambia il fatto che il comparto della moda, del tessile e del calzaturiero stia vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Migliaia di lavoratrici e lavoratori e centinaia di imprese stanno affrontando una situazione complessa che non può essere liquidata con semplificazioni o scaricando tutto sulle capacità dei singoli management.”
Le consigliere ricordano come la Regione Emilia-Romagna abbia già attivato tavoli di confronto e strumenti di accompagnamento per le crisi aziendali, ma sottolineano che la portata delle difficoltà impone una risposta che supera le competenze regionali e chiama direttamente in causa il Governo.
“Parliamo di una filiera strategica per l’economia dell’Emilia-Romagna e per il Made in Italy – concludono Parma e Lucchi – e per questo servono una politica industriale nazionale, investimenti, sostegno all’innovazione, strumenti per accompagnare la transizione del settore e misure capaci di difendere occupazione e competenze. La Regione continuerà a fare la propria parte, ma il Governo non può continuare a restare spettatore davanti a una crisi che coinvolge interi distretti produttivi e rappresenta una delle principali emergenze industriali del Paese.